Kinder Projekte, progetti per bambini del Coordinamento
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La festa del 9 novembre: Il suo senso e la sensibilità dei nostri governanti nei confronti della storia, nostra ed altrui

In data 7 aprile 2005 è stata pubblicata da alcuni quotidiani italiani la notizia che anche la Camera, dopo il Senato nel 2003, ha approvato l’istituzione di una “Giornata della Libertà”, intesa soprattutto come festeggiamento per la fine del comunismo, la cui celebrazione non poteva trovare, a parere dei parlamentari della CDL, una data migliore del 9 novembre, giorno della caduta del muro di Berlino.

Questa data per gli stessi tedeschi è stata e resta improponibile, tanto è vero che la celebrazione della caduta del muro e della riunificazione del Paese è stata anticipata al 3 ottobre. Il 9 novembre, anniversario della “notte dei cristalli”, viene commemorato in Germania dal governo e dalla comunità ebraica come evento luttuoso per eccellenza (Ricordiamo: 119 sinagoghe incendiate,7500 negozi di ebrei saccheggiati, 91 israeliti uccisi, 26000 rinchiusi in campi di concentramento). Evidentemente i nostri governanti ignorano non solo i fatti del 1938, ma anche il più recente dibattito dopo la caduta del muro, che portò appunto a scartare questa data, legata ad uno dei più bui capitoli della storia tedesca ed europea.

L’istituzione di una “Giornata della libertà” in Italia dimostra mancanza di sensibilità nei confronti della Germania, in quanto ci si appropria, stravolgendola, di una storia altrui. Non ci risulta che l’Italia abbia mai subito un regime totalitario comunista, né sia stata mai divisa in due nazioni da un muro. Questa festa sarebbe un nuovo evento mediatico, suscettibile di operazioni di diverso segno dietro la parola “libertà” e in evidente contrapposizione al 25 aprile, sminuendo la portata della Resistenza e dei valori ai quali essa si ispirava: la liberazione dall’occupazione nazifascista deve essere controbilanciata, nelle intenzioni della Casa delle Libertà, dalla liberazione del “pericolo vero”, quello del comunismo.

Non è la prima volta che i nostri rappresentanti governativi tentano di paragonare nazionalsocialismo e comunismo in termini puramente “quantitativi”, confrontando il numero delle vittime- basta ricordare il tema storico alla maturità dello scorso anno. Anche lí sbagliano, perché i 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale vanno sul conto della Germania nazista, che la scatenó, e dei suoi alleati e l’unicità di “Ausschwitz ” non sta nel numero, ma nell’eliminazione industriale delle vittime, dei cui cadaveri si calcolava in anticipo anche il ricavato (capelli, grasso per fare sapone, ossa per i bottoni ecc.).

Paragoni, che non considerino e segnalino scrupolosamente i diversi contesti storici, si prestano per effettuare operazioni di rimozione e di revisionismo, vanificano la riflessione sulle responsabilità ed offrono alle nuove generazioni schemi interpretativi superficiali e quasi sempre sbagliati.

Maurella Carbone, Liana Novelli Glaab
Consulta degli Stranieri di Francoforte, Coordinamento Donne Italiane di Francoforte

Si associano:

Dario Azzellini, politologo-Berlino,Marta Baiardi (Istituto per la storia della Resistenza-Firenze),Tobia Bassanelli (redazione Webgiornale) Luigi Brillante (Patronato Inca), Nadia Canella-Wiese (Patronato Inca), Elisa de Costanzo (Com.It:es.Berlino), Paola Fabbri, giornalista, Gabriella Guercilena, insegnante, Gudrun Jäger ( Università di Francoforte),Francesca Lacaita (Università di Francoforte), Guido Lagomarsino, Rosa Maria Liguori- Pace (Consiglio comunale di Francoforte), Lisa Mazzi (Università di Saarbrücken),Ivan Minguzzi, collaboratore CGIL per le relazioni europee, Mauro Montanari, giornalista, Antonio Passaro, insegnante, Edith Pichler (Humboldt-Universität), Giuseppe Pontoni, Paola Risi, insegnante, Michele Santoriello (segretario DS-Germania)